La Storia è stata sempre una materia poco amata dagli studenti sia per la quantità di dati da ricordare, sia per il poco interesse suscitato dagli insegnanti, sia perché presentata nei libri di testo in maniera troppo pedante. La bravura e destrezza degli insegnati deve essere un loro punto di forza affinché i giovani si avvicinino e studino con passione argomenti che sono alla base della nostra memoria storica. E Aura è una professoressa che riesce a coinvolgere i propri alunni in maniera davvero esemplare.
Aura Schintu è laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi di Sassari e insegna Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico Spano di Sassari. Gestisce, insieme ad altri colleghi, il sito “L’Aura scolastica”, un sito che fornisce materiali utili per docenti e studenti.
Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
L’uomo non è particolarmente agile, veloce, forte o resistente, quindi, oltre al fatto di essere un animale sociale, ciò che gli ha consentito di sopravvivere è la sua capacità di saper applicare ed utilizzare conoscenze che gli permettono di risolvere problemi. L’uomo, però, non può tramandare le proprie conoscenze e le proprie esperienze per via genetica, perciò se non le comunicassimo e non le mantenessimo vive nella memoria, l’umanità sarebbe ancora ferma alla preistoria. Il progresso stesso della civiltà umana, quindi, è legato alla capacità di comunicare e a quella di ricordare. La storia è la nostra memoria collettiva, è il ricordo degli avvenimenti, delle conoscenze e delle esperienze che fanno di noi quello che siamo, ed è per me l’unico modo utile per ottenere un progresso. Per progresso intendo non solo miglioramenti tecnici che rendono la vita più comoda, e a volte solo diversa, ma soprattutto quel processo di crescita culturale e sociale che dovrà portare ad una società sempre più consapevole dell’importanza e dell’uguaglianza degli individui, e sempre più attenta ai bisogni e alla libertà di tutti i suoi membri. È chiaro che questo è un processo tendenzialmente infinito, che forse non raggiungerà mai la perfezione, e che ogni tanto potrà rallentare o tornare sui propri passi, ma che, se si continuerà a mantenere viva la memoria, morirà solo con la fine degli uomini. La storia per me è essenziale, indispensabile anche nella quotidianità, un utile mezzo per capire il presente e orientarsi nel futuro.
Che significa avere coscienza storica e a che serve?
Credo di aver risposto essenzialmente nella domanda precedente, comunque per me avere coscienza storica significa non consentirsi di dimenticare. Cercherò di chiarirmi meglio con un esempio: possiamo prendere un individuo, Marco, al posto dei popoli, e il suo vissuto personale al posto della storia. Marco dimostrerà di avere coscienza storica se cercherà di non dimenticare le sue vicende personali e anzi, le utilizzerà per regolare su di esse i sui comportamenti futuri, cercando di non commettere sempre gli stessi errori ma di vivere al meglio delle sue possibilità. Ora se noi sostituiamo Marco ed il suo vissuto con un qualsiasi popolo e la sua storia, possiamo tranquillamente capire che solo studiando la propria storia si possono dirigere la cronaca e le scelte presenti. È essenziale, dunque, che la memoria della storia non si perda ma è necessaria per far sì che l’umanità continui il suo cammino verso il progresso.
Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Io non credo che la Storia abbia corsi e ricorsi, intesi come se fossero inseriti in una concezione temporale ciclica di tipo greco classico, ma penso che pur nel continuo cambiamento e anche nel processo di crescita dell’umanità ci siano dei momenti in cui eventi simili si ripetono. Questo è dovuto sia al caso, ad esempio eventi naturali, ma anche alla tendenza umana a reagire in modi simili davanti a problemi dello stesso tipo. Ora da questo impasse potrebbe tirarci fuori proprio la conoscenza della storia e l’analisi di situazione problematiche affini.
Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Penso che sia un processo abbastanza normale soprattutto per la storia recente, che è stata cronaca fino a poco tempo fa. È molto difficile essere obiettivi in situazioni che ci coinvolgono ancora molto emotivamente, è, perciò, facile vedere le cose in una luce meno dolorosa o comunque un troppo negativa. È anche normale che le parti politiche strumentalizzino gli avvenimenti recenti per cercare di fare una figura migliore. Alcune volte assistiamo a fenomeni di questo tipo anche per avvenimenti più lontani nel tempo che vengono negati, sminuiti o al contrario evidenziati ed enfatizzati anche se marginali. Questo accade per esaltare un ideale o una parte politica, alcune volte si arriva anche ad alterare gli avvenimenti in maniera totale. Potrei fare un esempio per tutti: negli USA si va diffondendo una corrente culturale detta “multiculturalismo” che promuove la riscoperta delle culture e dei valori di un po’ tutte le componenti della società. In quest’ottica alcuni storici “afrocentristi” sostennero che la civiltà egizia era una civiltà africana, che tutti i faraoni, Cleopatra compresa, erano neri, e che i Greci si appropriarono della cultura egiziana con un furto, il sacco della biblioteca di Alessandria, effettuato da Alessandro Magno su suggerimento di Aristotele. Ora tutto ciò è palesemente falso, basti semplicemente rilevare che la città di Alessandria fu fondata dallo stesso Alessandro, e che la biblioteca fu istituita quando l’imperatore macedone e il suo precettore erano già morti da un pezzo. Ma ogni argomento anche se falso serviva a portare avanti la tesi secondo cui la tradizionale prospettiva eurocentrica doveva essere sostituita da una prospettiva afrocentrica. Io personalmente trovo che tutte queste cose siano tipiche della natura umana, e in un certo senso anche comprensibili, ma, e questo è compito degli storici seri, bisogna cercare di essere il più obiettivi possibile anche se questo vuol dire andare contro i propri interessi immediati, secondo me infatti bisogna cercare di accertare sempre la verità che sia comoda o no. Ben venga, dunque, il revisionismo se serve a farci scoprire come sono andate veramente le cose, ma è assolutamente sbagliato se viene strumentalizzato per fini propri, per quanto nobili possano essere.
Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in nazioni, paesi, va oltre?
Certamente la storia è storia di tutta l’umanità, però ritengo praticamente impossibile studiare tutto con lo stesso rilievo. Inoltre penso che sia anche importante, in un’ottica più geografica che culturale, sapere che cosa è avvenuto nel luogo in cui si vive, per ciò io ritengo sempre opportuno fare riferimento in particolare agli avvenimenti di casa, che sono vissuti e sentititi come più familiari. Per questo io do sempre uno sguardo a cosa accadeva in Italia in un dato periodo ma anche a cosa accadeva nella mia regione che è la Sardegna. Quindi faccio un lavoro che ha un po’ l’aspetto dei cerchi concentrici, parte da casa mia, la Sardegna, si sposta in Italia, continua in Europa e si allarga al resto del mondo. Oggi poi in un’ottica multiculturale, anche se non bisogna estremizzare, è giusto sapere anche cosa è successo agli altri, ma in ogni caso le esperienze dei nostri vicini possono sempre servire anche a noi, così come il bambino sa che se fa la stessa monelleria per cui suo fratello è stato punito, la stessa sorte potrebbe toccare anche a lui.
C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri Paesi europei, in generale?
Ogni Paese fa un po’ a modo suo, non esistono dei veri standard soprattutto per la divulgazione storica, ma anche la ricerca stessa è spesso influenzata dalle più diverse esigenze. A questo proposito vorrei suggerivi un libro di Giuliano Procacci, edito da AM&D, che si intitola “La Memoria Controversa”. Procacci ci parla dei revisionismi, dei nazionalismi e dei fondamentalismi a cui devono sottostare i libri di storia dei vari paesi del mondo, analizzando i casi particolari dei Balcani, del Medio Oriente, della Russia, del Giappone, dell’Inghilterra, dell’India e degli USA. Un piccolo giro del mondo che ci mostra come vivono la storia i nostri vicini di casa e la confronta con noi, mostrandoci come anche se in Italia è in atto una forma di revisionismo, il nostro rapporto con la storia è abbastanza obiettivo, ma sicuramente eurocentrico, e spesso con pochi o nessun riferimento alle realtà particolari. La storia italiana è abbastanza posta in evidenza, viene lasciato un adeguato spazio alla storia europea in generale e dell’Europa occidentale in particolare, i riferimenti si fanno via via più sporadici man mano che si procede verso oriente, per tornare ad una maggiore ampiezza riguardo agli avvenimenti degli Stati uniti d’America, dalla rivoluzione americana in poi.
Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia? Come la insegni tu?
Io, come ho già detto, cerco di coinvolgerli parlando anche di vicende a loro familiari e vicine, quindi utilizzo la storia della Sardegna in parallelo con quella Italiana ed Europea, facendo collegamenti fra le diverse realtà. Cerco anche di far notare ai ragazzi le conseguenze attuali degli avvenimenti e dei costumi passati, anche se lontani nel tempo. Un’altra cosa che i ragazzi trovano interessante, e che permette di analizzare molte situazioni, è il riferimento alla biografia dei governanti. Inoltre guardiamo insieme qualche film, in modo che abbiano un‘dea visiva del periodo trattato. Utili sono anche le escursioni nei luoghi di interresse storico e la lettura di libri che possono essere a loro scelta cronache dell’epoca, romanzi storici, biografie o saggi.
Un libro che consiglieresti in questo momento?
Io sono una grande appassionata di biografie, e potrei consigliarvene un’infinità, ma per oggi mi limiterò ad un libro che amo molto e che ci mostra un personaggio non sempre amatissimo: di Geoffrey Parker, edito da Il Mulino, “Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna”. Vorrei anche segnalare il mio (e non solo mio) romanzo storico preferito, e per me il più grande di tutti i tempi: di Lev Tolstoj, “Guerra e Pace”.
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