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Dove sono andati a finire i vecchi caffè letterari di una volta, quelli in cui ci si sedeva e si parlava di cultura, di letteratura, poesia, arte, di idee spesso rivoluzionarie?

Casa Rocca Piccola, La bibliotecaAi tempi dell’Illuminismo a Venezia ce n’erano circa 25 soltanto in piazza San Marco, luoghi dove, fra un caffè bollente e un altro, si leggevano i fogli quotidiani e si scambiavano libri proibiti. E non era raro veder chiuderne qualcuno, talvolta perché ritenuto frequentato da gente eversiva e pronta a diffondere idee troppo avanzate per l’epoca.
Anni prima, i salotti delle case dei nobili e della ricca borghesia erano frequentati da letterati, pittori, musicisti, diventando centri di vita mondana e culturale. Facevano, spesso, da intrattenitrici le donne, colte, preparate e raffinate, donne che “tenevano salotto” in modo davvero esemplare. Madame de Rambouillet, a cui spetta l’onore di aver dato il via alla vita di società nella Francia del XVII secolo, presidierà per oltre 40 anni un salotto frequentato da intellettuali, nobili, gente di un certo livello artistico, culturale, sociale. Ma non sarà la sola: la marchesa de Sablé, Madame de Sévigné, Madame de La Fayette, Madame de Tencin: alcuni nomi legati ai cenacoli francesi, nonché all’arte della conversazione.
Erano gli anni del grand tour, una moda sviluppatasi fra borghesi, nobili, ricchi mercanti, un viaggio attraverso l’Europa, la cui meta preferita era l’Italia. Ma non solo, non era raro peregrinare addirittura verso l’Egitto o terre d’Oriente in cerca anche di avventure. Ed erano altresì gli anni, quelli del XVIII secolo, di Winckelmann, degli scavi di Pompei, della cultura classica, di Goethe, e via dicendo.Pietro Longhi, La lezione di geografia, 1752
La metà del Settecento vedrà un’altra moda, quella di fornirsi di biblioteche private, quella di dedicare un luogo della casa alla raccolta dei libri, economici e meno economici, rari e popolari, manoscritti e incunaboli. Erano librerie protette da ante con vetri, e la stanza da tendaggi oscuri affinché la luce non disturbasse la vita dei volumi.
Dalla sale reali, dai palazzi dei nobili, la rappresentazione teatrale passava appunto al teatro, teatro aperto anche al popolo, teatro che divenne un luogo d’incontro per conoscere gente e conversare. Era d’uso che la sala restasse costantemente illuminata, a differenza di oggi. Commedie, musiche, qualche balletto: gli spettacoli per la maggiore.
La diffusione della cultura stava passando dalla classe elitaria alla classe popolare, poco a poco, un cambio iniziato con lo sviluppo dei torchi gutenberghiani, con la maggiore diffusione dei libri, attraverso le idee illuministiche, percorrendo insomma una strada spesso tortuosa, spesso piena di censure.

Rino, dall’altro ieri all’ieri.

Non si può parlare di storia, se non si parla di critica storica, di quella parte dello studio che – anche, ma non solo – mette in dubbio, approfondisce e analizza i fatti con occhi attenti. E ciò non significa criticare, giudicare, disapprovare, significa invece cercare di comprendere.

Di seguito alcune parole dello storico francese Marc Bloch:

Marc Bloch in uniforme, decorato con la Croce di guerra[…] È  stato detto un gran male della critica storica. La si è accusa­ta di distruggere la poesia del passato. Gli studiosi sono stati trat­tati come spiriti aridi e piatti, e li si e accusati di mancare di ri­spetto alla memoria degli uomini antichi, poiché non accettavano a occhi chiusi storie che delle generazioni si sono passate da un’età all’altra. Se lo spirito critico ha tanti detrattori, e senza dubbio perché è più facile biasimarlo o schernirlo, piuttosto che seguirne i duri comandamenti. Si è per gran tempo creduto che le epopee del medioevo racchiudessero il racconto, più o meno deformato ma esatto nel suoi tratti essenziali, di eventi storici. Sappiamo og­gi che non è affatto così. Mai il destriero Bayart ha portato, at­traverso le grandi foreste delle Ardenne, i figli d’Aymon. Un giul­lare ha inventato l’amicizia di Ami e di Amile. Mai Aymerillot ha espugnato Narbonne. Questi antichi poemi non sono che finzio­ne: oggi ne siamo certi. Forse per questo hanno smesso di com­muoverci? Ieri ci chinavamo su di essi ricercando nel loro spec­chio appannato l’indistinto riflesso di avvenimenti incerti. Li con­sideravamo delle cattive cronache. Ecco che non sono più altro che delle belle storie! Adesso che sappiamo leggerli, essi ci offrono una immagine dai contorni netti: quella dell’anima eroica e bambina del secolo che li vide nascere, turbolenta e avida di misteri. Ciò che fa la bellezza delle leggende e la loro propria verità, è tradur­re fedelmente i sentimenti e le credenze del passato. Sapere che sono delle leggende, ce le fa gustare ancor meglio. E poi – dirò qui fino in fondo il mio pensiero – se è vero che la critica ha qualche volta fatto svanire certi miraggi che erano seducenti, dopo tutto, tanto peggio! Lo spirito critico è la pulizia dell’intelligenza. Il pri­mo dovere è lavarsi.

Elaborate soprattutto dagli storici e dai filologi, le regole del­la critica della testimonianza non sono un gioco da eruditi. Esse si applicano al presente come al passato. Forse alcuni di voi si tro­veranno rivestiti, in futuro, dei temibili poteri del giudice istrut­tore. Altri saranno chiamati, dalla nostra legge democratica, alle funzioni di giurato. E anche quelli che non pronunceranno mai, in nessun palazzo di giustizia, né alcuna sentenza né alcun ver­detto, dovranno e devono già, a ogni momento, nella vita di tutti i giorni, raccogliere, confrontare, pesare delle testimonianze. Ri­cordatevi, allora, dei principi del metodo critico. Contro lo spiri­to di maldicenza saranno per voi l’arma più potente. Contro lo spi­rito di sfiducia anche. Il disgraziato che dubita di continuo di tut­to e di tutti non è di solito altro che un credulone troppo spesso ingannato. L’uomo accorto, che sa la scarsità delle testimonianze esatte, è meno pronto dell’ignorante nell’accusare di falsità l’ami­co che si inganna. E il giorno in cui in società dovrete partecipare a qualche grande dibattito, che si tratti di sottoporre a nuovo esa­me una causa giudicata troppo in fretta, di votare per un uomo o per un’idea, non dimenticate mai il metodo critico. E una delle vie che conducono nella direzione del vero. […]

Invito alla rilettura

Oramai gli articoli di questo blog sono oltre 300, per cui qualcuno sfugge alla nostra memoria. Di tanto in tanto, Vi inviterò a rileggerne qualcuno, scelto a caso. Buona rilettura.

- Il palazzo museo della contessa di Lebrija.
- Il marchese de Piro, la casa Rocca Piccola e Valletta.
- Siviglia, ricordi e memorie.

La Storia può essere narrata da diversa angolatura: politica, sociale, religiosa, antropologica, culturale, e via dicendo, tutte sfaccettature di uno stesso racconto, di uno stesso continuum.
In un commento a un articolo precedente (qua), la professoressa Cristina Galizia lanciò l’idea di raccontarla attraverso la moda, l’evoluzione dei costumi, ripercorrere, cioè, alcune caratteristiche storiche alla luce degli abbigliamenti, dello stile, del modo di vestire.
Capigliatura femminile nel Rinascimento italianoE allora mi viene subito in mente l’Arte, gli artisti, quegli artisti che tramite i loro quadri ci permettono prendere visione di usi e costumi d’altri tempi. Tele che ci segnalano, per esempio, le acconciature femminili, le suppellettili, gli abiti, in quel Rinascimento che grande influenza ebbe – anche, ma non solo – sul costume.
Medesima cosa si potrà affermare con i dipinti di Vermeer, dove il pittore rappresentava la borghesia olandese del XVII secolo, borghesia frutto degli scambi commerciali con oriente e occidente. La moda racconterà in tal caso particolari della storia delle colonie americane, così come dell’influenza orientale, racconterà dei colori in voga, degli abiti, degli accessori, … per non dimenticare il lusso e lo sfarzo francese che cercava di diffondersi per l’Europa intera.Costumi popolari, Francia 1795
Il Settecento sarà invece un periodo che segnerà in Francia un “prima della rivoluzione” e un “dopo la rivoluzione”: la moda romperà dei confini e sarà pronta ad accogliere le innovazioni politiche-culturali-sociali del XVIII secolo, dell’Illuminismo, del nuovo modo di vedere e vivere la vita. La Storia influirà nei costumi e i costumi paleseranno le nuove ideologie. Ricordiamo brevemente la nascita dei pantaloni di cui ci ha parlato la professoressa Bianca Maria Rizzoli in un articolo precedente (qua).

Questa breve introduzione per invitarvi a continuare il tema, ad apportare le vostre conoscenze, il vostro parere, a commentare. Un invito rivolto non solo agli insegnati, ma anche agli alunni, a tutti, appassionati o meno, un invito che vuole essere dialogo e scambio di opinioni.

Rino, domandando: che cosa racconta la moda oggi?

l Aura scolasticaLa Storia è stata sempre una materia poco amata dagli studenti sia per la quantità di dati da ricordare, sia per il poco interesse suscitato dagli insegnanti, sia perché presentata nei libri di testo in maniera troppo pedante. La bravura e destrezza degli insegnati deve essere un loro punto di forza affinché i giovani si avvicinino e studino con passione argomenti che sono alla base della nostra memoria storica. E Aura è una professoressa che riesce a coinvolgere i propri alunni in maniera davvero esemplare.

Aura Schintu è laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi di Sassari e insegna Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico Spano di Sassari. Gestisce, insieme ad altri colleghi, il sito “L’Aura scolastica”, un sito che fornisce materiali utili per docenti e studenti.

Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
L’uomo non è particolarmente agile, veloce, forte o resistente, quindi, oltre al fatto di essere un animale sociale, ciò che gli ha consentito di sopravvivere è la sua capacità di saper applicare ed utilizzare conoscenze che gli permettono di risolvere problemi. L’uomo, però, non può tramandare le proprie conoscenze e le proprie esperienze per via genetica, perciò se non le comunicassimo e non le mantenessimo vive nella memoria, l’umanità sarebbe ancora ferma alla preistoria. Il progresso stesso della civiltà umana, quindi, è legato alla capacità di comunicare e a quella di ricordare. La storia è la nostra memoria collettiva, è il ricordo degli avvenimenti, delle conoscenze e delle esperienze che fanno di noi quello che siamo, ed è per me l’unico modo utile per ottenere un progresso. Per progresso intendo non solo miglioramenti tecnici che rendono la vita più comoda, e a volte solo diversa, ma soprattutto quel processo di crescita culturale e sociale che dovrà portare ad una società sempre più consapevole dell’importanza e dell’uguaglianza degli individui, e sempre più attenta ai bisogni e alla libertà di tutti i suoi membri. È chiaro che questo è un processo tendenzialmente infinito, che forse non raggiungerà mai la perfezione, e che ogni tanto potrà rallentare o tornare sui propri passi, ma che, se si continuerà a mantenere viva la memoria, morirà solo con la fine degli uomini. La storia per me è essenziale, indispensabile anche nella quotidianità, un utile mezzo per capire il presente e orientarsi nel futuro.

Che significa avere coscienza storica e a che serve?
Credo di aver risposto essenzialmente nella domanda precedente, comunque per me avere coscienza storica significa non consentirsi di dimenticare. Cercherò di chiarirmi meglio con un esempio: possiamo prendere un individuo, Marco, al posto dei popoli, e il suo vissuto personale al posto della storia. Marco dimostrerà di avere coscienza storica se cercherà di non dimenticare le sue vicende personali e anzi, le utilizzerà per regolare su di esse i sui comportamenti futuri, cercando di non commettere sempre gli stessi errori ma di vivere al meglio delle sue possibilità. Ora se noi sostituiamo Marco ed il suo vissuto con un qualsiasi popolo e la sua storia, possiamo tranquillamente capire che solo studiando la propria storia si possono dirigere la cronaca e le scelte presenti. È essenziale, dunque, che la memoria della storia non si perda ma è necessaria per far sì che l’umanità continui il suo cammino verso il progresso.

Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
Io non credo che la Storia abbia corsi e ricorsi, intesi come se fossero inseriti in una concezione temporale ciclica di tipo greco classico, ma penso che pur nel continuo cambiamento e anche nel processo di crescita dell’umanità ci siano dei momenti in cui eventi simili si ripetono. Questo è dovuto sia al caso, ad esempio eventi naturali, ma anche alla tendenza umana a reagire in modi simili davanti a problemi dello stesso tipo. Ora da questo impasse potrebbe tirarci fuori proprio la conoscenza della storia e l’analisi di situazione problematiche affini.

Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Penso che sia un processo abbastanza normale soprattutto per la storia recente, che è stata cronaca fino a poco tempo fa. È molto difficile essere obiettivi in situazioni che ci coinvolgono ancora molto emotivamente, è, perciò, facile vedere le cose in una luce meno dolorosa o comunque un troppo negativa. È anche normale che le parti politiche strumentalizzino gli avvenimenti recenti per cercare di fare una figura migliore. Alcune volte assistiamo a fenomeni di questo tipo anche per avvenimenti più lontani nel tempo che vengono negati, sminuiti o al contrario evidenziati ed enfatizzati anche se marginali. Questo accade per esaltare un ideale o una parte politica, alcune volte si arriva anche ad alterare gli avvenimenti in maniera totale. Potrei fare un esempio per tutti: negli USA si va diffondendo una corrente culturale detta “multiculturalismo” che promuove la riscoperta delle culture e dei valori di un po’ tutte le componenti della società. In quest’ottica alcuni storici “afrocentristi” sostennero che la civiltà egizia era una civiltà africana, che tutti i faraoni, Cleopatra compresa, erano neri, e che i Greci si appropriarono della cultura egiziana con un furto, il sacco della biblioteca di Alessandria, effettuato da Alessandro Magno su suggerimento di Aristotele. Ora tutto ciò è palesemente falso, basti semplicemente rilevare che la città di Alessandria fu fondata dallo stesso Alessandro, e che la biblioteca fu istituita quando l’imperatore macedone e il suo precettore erano già morti da un pezzo. Ma ogni argomento anche se falso serviva a portare avanti la tesi secondo cui la tradizionale prospettiva eurocentrica doveva essere sostituita da una prospettiva afrocentrica. Io personalmente trovo che tutte queste cose siano tipiche della natura umana, e in un certo senso anche comprensibili, ma, e questo è compito degli storici seri, bisogna cercare di essere il più obiettivi possibile anche se questo vuol dire andare contro i propri interessi immediati, secondo me infatti bisogna cercare di accertare sempre la verità che sia comoda o no. Ben venga, dunque, il revisionismo se serve a farci scoprire come sono andate veramente le cose, ma è assolutamente sbagliato se viene strumentalizzato per fini propri, per quanto nobili possano essere.

Credi che bisogna snazionalizzare la Storia, nel senso che essa, pur concependosi in nazioni, paesi, va oltre?
Certamente la storia è storia di tutta l’umanità, però ritengo praticamente impossibile studiare tutto con lo stesso rilievo. Inoltre penso che sia anche importante, in un’ottica più geografica che culturale, sapere che cosa è avvenuto nel luogo in cui si vive, per ciò io ritengo sempre opportuno fare riferimento in particolare agli avvenimenti di casa, che sono vissuti e sentititi come più familiari. Per questo io do sempre uno sguardo a cosa accadeva in Italia in un dato periodo ma anche a cosa accadeva nella mia regione che è la Sardegna. Quindi faccio un lavoro che ha un po’ l’aspetto dei cerchi concentrici, parte da casa mia, la Sardegna, si sposta in Italia, continua in Europa e si allarga al resto del mondo. Oggi poi in un’ottica multiculturale, anche se non bisogna estremizzare, è giusto sapere anche cosa è successo agli altri, ma in ogni caso le esperienze dei nostri vicini possono sempre servire anche a noi, così come il bambino sa che se fa la stessa monelleria per cui suo fratello è stato punito, la stessa sorte potrebbe toccare anche a lui.

C’è differenza fra ricerca storica condotta in Italia e in altri Paesi europei, in generale?
Ogni Paese fa un po’ a modo suo, non esistono dei veri standard soprattutto per la divulgazione storica, ma anche la ricerca stessa è spesso influenzata dalle più diverse esigenze. A questo proposito vorrei suggerivi un libro di Giuliano Procacci, edito da AM&D, che si intitola “La Memoria Controversa”. Procacci ci parla dei revisionismi, dei nazionalismi e dei fondamentalismi a cui devono sottostare i libri di storia dei vari paesi del mondo, analizzando i casi particolari dei Balcani, del Medio Oriente, della Russia, del Giappone, dell’Inghilterra, dell’India e degli USA. Un piccolo giro del mondo che ci mostra come vivono la storia i nostri vicini di casa e la confronta con noi, mostrandoci come anche se in Italia è in atto una forma di revisionismo, il nostro rapporto con la storia è abbastanza obiettivo, ma sicuramente eurocentrico, e spesso con pochi o nessun riferimento alle realtà particolari. La storia italiana è abbastanza posta in evidenza, viene lasciato un adeguato spazio alla storia europea in generale e dell’Europa occidentale in particolare, i riferimenti si fanno via via più sporadici man mano che si procede verso oriente, per tornare ad una maggiore ampiezza riguardo agli avvenimenti degli Stati uniti d’America, dalla rivoluzione americana in poi.

Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia? Come la insegni tu?
Io, come ho già detto, cerco di coinvolgerli parlando anche di vicende a loro familiari e vicine, quindi utilizzo la storia della Sardegna in parallelo con quella Italiana ed Europea, facendo collegamenti fra le diverse realtà. Cerco anche di far notare ai ragazzi le conseguenze attuali degli avvenimenti e dei costumi passati, anche se lontani nel tempo. Un’altra cosa che i ragazzi trovano interessante, e che permette di analizzare molte situazioni, è il riferimento alla biografia dei governanti. Inoltre guardiamo insieme qualche film, in modo che abbiano un‘dea visiva del periodo trattato. Utili sono anche le escursioni nei luoghi di interresse storico e la lettura di libri che possono essere a loro scelta cronache dell’epoca, romanzi storici, biografie o saggi.

Un libro che consiglieresti in questo momento?
Io sono una grande appassionata di biografie, e potrei consigliarvene un’infinità, ma per oggi mi limiterò ad un libro che amo molto e che ci mostra un personaggio non sempre amatissimo: di Geoffrey Parker, edito da Il Mulino, “Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna”. Vorrei anche segnalare il mio (e non solo mio) romanzo storico preferito, e per me il più grande di tutti i tempi: di Lev Tolstoj, “Guerra e Pace”.

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Altre interviste: qua.

La memoria, lo sappiamo bene, spesso e volentieri ci abbandona proprio nei momenti indispensabili, quando ne abbiamo maggiormente bisogno. E allora gli archivi acquistano, nel caso di un blog o di un sito, una caratteristica rilevante, necessaria, importante per andare alla ricerca o ricordare un determinato elemento che ci interessa.
Questo blog è oramai depositario di centinaia di articoli, articoli che percorrono la Storia moderna, articoli che vanno dal XV al XIX secolo, con escursioni sporadiche in materie correlate o secoli attinenti, contiene anche interviste, sondaggi, riflessioni e, grazie  a voi, tanti bei commenti. Ebbene, mi è sembrato doveroso dare uno sguardo a come ho organizzato i miei scritti.

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Pagine interne babilonia61

Innanzi tutto le pagine interne, quelle che vedete sopra il titolo:
- Home: è la casa vera e propria;
- About me: una breve descrizione su chi è l’autore di questo sito, cosa ha fatto, e via dicendo;
- Video: una serie di documenti visivi che cercano di descrivere determinati avvenimenti attraverso filmati;
- Quiz: qualche domanda per analizzare il nostro sapere;
- Slide
: significative immagini e brevi descrizioni per riassumere un certo evento;
- Link: i miei siti favoriti divisi in gruppi.

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Tag, babilonia61

I tag, che si trovano sulla spalla destra del blog, sono invece delle chiavi di ricerca che ci portano direttamente al post desiderato o quanto meno nelle vicinanze di ciò che cerchiamo.
Solitamente, catalogo gli articoli per periodi storici: 1400, 1500, 1600, 1700, 1800, o per personaggi, luoghi, avvenimenti, per esempio Gutenberg, Inghilterra, Guerra dei Trent’anni, e così via. Quindi, se cerchiamo un qualcosa che sappiamo essere successo nel 1600 – es. Luigi XIV – clicchiamo su quel tag e sfogliamo gli articoli relativi.

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Archivi per mese babilonia61

Altra ricerca possibile è attraverso i mesi. Se pensiamo di aver letto un articolo che ci piacerebbe rivedere nel mese di marzo 2008, clicchiamo in quella data e ci appariranno tutti i post relativi al periodo desiderato.

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Cerca su babilonia61

C’è poi una casella in cui è possibile cercare inserendo l’argomento richiesto. A volte è necessario cambiare una o più volte le parole per meglio usufruire del servizio.

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Post più letti babilonia61

Infine una curiosità: i post più letti, quelli che in questo istante sono i più visitati.

Rino, archiviando.

Si parla spesso di come la scuola frena la creatività di un ragazzo, di un alunno, e nella Storia talvolta si deve essere anche creativi. In questo meraviglioso video di Ted, Sir Ken Robinson ci parla proprio di questo. (Il video ha anche sottotitoli in varie lingue)

Le città del Medioevo

La preziosità di un libro sta nell’essere facilmente capito, nell’essere assimilato senza sforzi in una lettura scorrevole. E tutto ciò, certamente, si deve alla bravura dello scrittore, alla semplicità delle sue parole che, se a prima vista possono sembrare superficiali, ci si accorge che alla fin fine hanno una profondità che sfiora davvero la completezza.

Henri PirenneUno degli storici che, a mio avviso, vanno studiati con attenzione è, senza ombra di dubbio, il belga Henri Pirenne (1862-1935).
Pirenne era dell’idea che non erano state del tutto le invasioni barbariche a far cadere l’impero romano, ed entrare quindi in un periodo storico chiamato Medioevo. Dopotutto, diceva lo studioso, questi venivano non a distruggerlo, bensì a partecipare alla sua ricchezza, lasciando intatta la vita quotidiana con le sue leggi e le sue regole. Ciò che invece causò la vera rovina degli usi e costumi romani fu l’invasione araba del VII secolo. Ma non tutti furono e sono d’accordo con questa tesi.
Ciò che maggiormente interessa in questa sede, dopo questo preambolo, è il suo bel libro, Le città del Medioevo, che racchiude concetti e tesi che sarebbe bene riconsiderare e che ci è di grande aiuto per capire la loro – delle città – importanza addirittura fino a poco prima della rivoluzione francese.
Pirenne ci mostra nel suo lavoro lo sviluppo delle città dal tardo periodo romano sino, più o meno, al XII secolo, secolo in cui, grazie a un fiorenze sviluppo economico, si ha una specie, azzarderei dire, di rinascimento. E il nuovo ceto borghese ne è protagonista, con i suoi commerci, i suoi nuovi valori sociali, con quell’essere la terza forza autorevole dopo nobiltà e clero.

[…] furono gli abitanti del borgo nuovo, cioè del borgo mercantile, a ricevere o, più probabilmente, a darsi l’appellativo di borghesi […], ci dice il Pirenne. Un termine che si presenta intorno i primi dell’XI secolo, sembra, in Francia nell’anno 1007.

Le città del Medioevo, Henri PirenneBorghesi erano, dunque, non solo i mercanti che commerciavano con terre lontane, ma anche scaricatori di merci nei porti (portus), addetti alla fabbricazione di battelli, vetture, botti e via dicendo. Persone che si insediarono principalmente vicino a corsi di acqua navigabili o porti preesistenti, vie di ampia comunicazione.
Ecco così l’importanza della navigazione, come del resto è sempre stata, che, a parte durante il periodo carolingio, è stata perno essenziale per lo sviluppo economico di intere società.
Il Mediterraneo riacquista in tal modo, grazie a loro, protagonismo nell’ambito europeo.

La circolazione che diventa sempre più intensa favorisce necessariamente la produzione agricola, rompe i confini che fino ad allora l’avevano racchiusa, la trascina verso le città, la modernizza e nello stesso tempo la libera.

Le città avranno, col passare del tempo, potere decisionale, avranno forze proprie per difendersi, avranno commerci in grado di soddisfare le esigenze interne, avranno magistrati per autogovernarsi, e via dicendo.

Laica e mistica insieme, la borghesia del Medioevo si trova così singolarmente ben preparata alla funzione che avrà nei due grandi movimenti di idee dell’avvenire il Rinascimento, figlio dello spirito laico e la Riforma, verso la quale conduceva il misticismo religioso.

Pirenne ha la grande dote di regalarci la Storia non come una materia complicata e piena di nomi intricati, ma quasi come un romanzo da leggere, un romanzo accessibile ai non addetti ai lavori.

Rino, consigliando un libro.

Scientificando, blogConosco Annarita Ruberto già da diverso tempo e mi ha sempre incuriosito il suo essere filantropa, il condividere conoscenze ed esperienze attraverso il web, il continuare a colloquiare con i suoi alunni per mezzo dei suoi due blog didattici, uno, MatematicaMente, dedicato appunto alla matematica, l’altro, Scientificando, aperto all’insegnamento delle Scienze.

Annarita, professoressa di matematica e scienze nelle scuole medie, svolge anche attività di formatrice e collabora da sette anni con la rivista “Scuola e Didattica” dell’Editrice La Scuola – Brescia, pubblicando articoli di didattica scientifica e metodologia generale. Interessata alla ricerca personale per migliorare gli strumenti didattici a favore dell’apprendimento degli alunni, ha perfino sperimentato una borsa di ricerca ministeriale per il rinnovamento dell’insegnamento scientifico e partecipato a progetti pilota di matrice ministeriale.

Che cos’è per te la Storia, che rapporto hai con essa?
Come ben sai, caro Rino, ci sono molteplici modi di intendere la Storia. Già sin dalla seconda metà dell’Ottocento autori, come Schopenhauer, Nietzsche, Kierkegaard hanno svolto una critica molto radicale dell’idea di storia intesa come progresso, volta comunque a un procedere del tempo, che ha un verso. Questa idea di storia lineare è entrata in crisi.
Non dobbiamo, inoltre, dimenticare che l’idea di storia, così come si è venuta a configurare nella tradizione dell’Occidente moderno, è una idea che non ha un corrispettivo specifico nelle altre culture.
Personalmente, mi sento più vicina all’idea di storia intesa come lo studio scientifico delle società nel tempo. Naturalmente questo modo di intendere la Storia si basa su dei metodi scientifici per fare storia, non quelli delle scienze naturali, per intenderci. Metodi che tendono a rendere la storia sempre più legata alle scienze sociali e meno, come dire, idealistica, in sintesi più legata al metodo comparativo delle scienze sociali. Metodi quindi che hanno un alto grado di complessità.
Il mio rapporto con essa? Considero la Storia un punto di riferimento per tutte le discipline perché l’elemento storico costituisce il fil rouge che collega Arte, Scienza, ecc. La Storia ci permette di capire il presente e di proiettarci nel futuro grazie alla conoscenza del passato. Senza la Storia mi sentirei, come dire, orfana e priva di radici. La Storia mi è indispensabile per ricostituire il tessuto della memoria, ma anche per superarlo guardando al futuro.

Che cosa significa avere coscienza storica e a che serve?
La coscienza storica è diversa dalla coscienza intesa in senso psicologico e morale.
La coscienza storica è indispensabile, a mio avviso, per riannodare i fili della memoria e del passato. Antonio Gramsci, nella primavera del 1919, poneva la seguente domanda: “Come saldare il presente all’avvenire, soddisfacendo le urgenti necessità del presente e utilmente lavorando per creare e “anticipare” l’avvenire?”
Avere coscienza storica significa avere coscienza di sé come uomo e coscienza degli altri, attraverso la comprensione delle azioni svolte dagli uomini nel loro tempo.
Quindi, all’inizio di un secolo in cui l’avvenire comune dell’umanità appare oscuro e incerto, direi che la coscienza storica ha un peso specifico grandissimo perché fornisce la chiave di volta per comprendere i fatti, le loro conseguenze, e avere consapevolezza di dove stiamo andando.

Credi che la Storia abbia dei corsi e ricorsi?
La teoria dei “corsi e ricorsi storici” è stata elaborata dall’originale pensatore e filosofo napoletano, Giambattista Vico.
Secondo il Vico la storia è “fatta” dall’uomo e per tale motivo le leggi che ne regolano lo svolgimento devono essere le stesse che sono alla base del funzionamento della mente umana. Nello svolgersi degli eventi, ci possono esse ritorni di situazioni che sembrano superate: ecco perché si può parlare di “corsi e ricorsi storici”. I “corsi e ricorsi storici” non sono, però, una legge universale, né tanto meno necessaria, però è una possibilità oggettiva. Il ricorso ha luogo quando il dominio della ragione cade nell’astrattezza, quando si ha l’inaridimento del sapere, quando si ha la perdita della memoria del passato. Quando ciò avviene, l’uomo è senza radici e si crede artefice arbitrario della propria storia.
Personalmente, mi auguro che l’uomo sappia superare i momenti di crisi e procedere per la sua strada senza “ritornare” indietro e regredire!

Qualcuno parla di revisionismo storico, di rivedere la Storia – anche, ma non solo – alla luce di nuove idee, spesso politiche e di parte, che ne pensi?
Direi che c’è revisionismo e revisionismo! Il revisionismo storico è in parte il risultato del fatto che la storiografia ha dedicato molta importanza alle società sconfitte, quindi alla Germania nazista, tralasciando le colpe degli Alleati…
Domenico Losurdo afferma che sia necessaria una ridefinizione della categoria di revisionismo storico: “In fondo ogni opera storica non fa che reinterpretare il passato. E quindi, da questo punto di vista, tutti gli storici sono revisionisti. In realtà noi per revisionismo storico dobbiamo intendere qualcosa di più preciso, cioè una corrente che, ai giorni nostri, cerca di riscrivere la storia contemporanea e soprattutto di relativizzare l’orrore del nazismo, della soluzione finale e anche del fascismo. Questo è il problema che noi oggi dobbiamo affrontare”.
Concordo.

Come pensi si dovrebbe insegnare la Storia nelle scuole?
Non insegno Storia, ma Matematica e Scienze, per cui quanto sto per affermare è frutto, per così dire, di intuizione didattica… e in parte del mio ricordo di studentessa. L’insegnamento della Storia, nel mio ricordo, era noioso perché focalizzato sulla memorizzazione di fatti ed eventi intesi in successione temporale. Ricordo, invece, che ero affascinata, ad esempio, dagli usi e costumi di un popolo, dal loro culto religioso, dai miti, dalla loro arte, dal loro modo di nutrirsi. Penso, quindi, che l’insegnamento della Storia dovrebbe tenere conto di tutto questo e utilizzare un approccio dinamico, attuando una sorta di ricerca del senso storico perché è questo che i giovani spesso non comprendono nello studio di questa straordinaria disciplina.

Come si potrebbe attirare l’attenzione dei giovani verso la Storia?
Mi viene in mente una cosa di getto: la drammatizzazione di qualche fatto o evento storico, una rappresentazione teatrale messa in piedi tra muri scolastici. Affermo questo sulla base di esperienze scolastiche pregresse già sperimentate che hanno fatto avvicinare i ragazzi alla Storia con il renderla meno astratta.

Quali sono le debolezze della scuola italiana, cosa faresti tu per renderla più piacevole?
Le debolezze della Scuola italiana, indipendentemente dalle discipline insegnate, sono diverse per cui risulta difficile riassumerle in poche righe! La cosa più grave, in base alla mia esperienza, è il sacrificare la naturale curiosità e la creatività dei ragazzi, imbrigliandole in schemi preconfezionati: didattica frontale trasmissiva e ripetitiva. Valutazione centrata sull’accertamento di conoscenze che da sole non creano competenze trasferibili al di fuori delle mura scolastiche. Occorre sperimentare modalità nuove, che il web oggi mette a disposizione; modalità che posso offrire valore aggiunto all’azione didattica e favorire un apprendimento significativo. Con questo non voglio affermare che le nuove tecnologie promuovano automaticamente innovazione se non sono utilizzate consapevolmente e adeguatamente. La vera innovazione è, infatti, nella mente di chi insegna.

Un libro che consiglieresti, oggi, così, senza pensarci due volte.
Oddio, sarebbero diversi, ma… : “Apologia della storia”, di Marc Bloch

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Altre interviste: qua.

Quiz: Il 1700

Boton quiz

1. Che cosa fu l’Illuminismo?
2. In che anno George Washington fu eletto primo presidente degli USA?
3. Quando si iniziò la pubblicazione dell’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert?
4. Che cosa si intende con laicizzazione di uno stato?
5. In che anno fu stilato il Trattato di Versailles (Pace di Parigi) che sancisce la fine della Prima guerra d’Indipendenza americana?
6. Su che cosa si basava principalmente l’antico regime?
7. Quali sovrani furono considerati illuminati? (Almeno due)

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Alcuni articoli che potrebbero aiutare a trovare alcune risposte:

- La guerra d’indipendenza americana.
- L’Illuminismo.
- Federico II di Prussia e l’essere umano.
- Maria Teresa d’Austria e Milano.
- Il 1700.
- Caterina II la Grande di Russia.

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L'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert

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Risposte:

1. Un movimento culturale che desiderava vedere la vita, gli eventi, i fatti, alla luce della ragione, della scienza.
2. Nel 1789.
3. Il primo volume uscì nel 1751.
4. Una certa autonomia dello stato dalla chiesa.
5. Nel 1783.
6. Sulla disuguaglianza e sul privilegio.
7. Federico II di Prussia, Maria Teresa d’Austria, Caterina II di Russia.

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